Agile@School 2021 – La serie completa

Per chi volesse dare una letta alla stagione 2021 di Agile@School qui sotto le puntate. Ogni episodio è dedicato a un personaggio o a un gioco, proprio per la natura del progetto:

Agile@School – Giornata conclusiva

Ultimo appuntamento di Agile@School 2021. Per questa occasione ci racconta l’incontro Alex, una new entry che qualche anno fa prese parte a questa iniziativa proprio come i ragazzi. Siamo finalmente arrivati all’appuntamento che pone sotto i riflettori l’impegno e la dedizione dei ragazzi ovvero i progetti ultimati.

L’idea di fondo proposta era quella di avere una presentazione composta da una panoramica del progetto a 360 gradi partendo quindi dalla descrizione di quest’ultimo per poi procedere con pregi, difetti, punti di forza, difficoltà incontrate e motivi accattivanti per spronare un possibile giocatore ad acquistare il prodotto per poi concludere con la presa visione del progetto e la conseguente prova dello stesso da parte di noi supervisori momentaneamente nei panni di “gamer”.

Presentazione dei progetti

Una volta superata la tensione generale il Team Cromosomi# ha preso l’iniziativa e, anche se non al completo causa assenze, è riuscito a presentare un progetto interessante caratterizzato da un gameplay che assume dinamicità grazie anche al cambio di musica in base alle scelte fatte dal giocatore.
Il gioco è stato presentato su console application e salvo qualche inserimento di dato non previsto non presentava problemi che ostacolassero la giocabilità. Un paio di consigli proposti per migliorare il tutto sono stati l’inserimento di un valore per indicare la vita del giocatore e l’inserimento di immagini che seguono il cambiamento musicale per incrementare il coinvolgimento in game.

A seguire ha preso parola il Team Fisher, team in questo caso al completo.
Presentazione ben organizzata che ha principalmente fatto focus sulle molte tecnologie utilizzate caratterizzata anche da un video realizzato su misura per l’occasione. Ben strutturata anche la storia narrativa che sta dietro al progetto. In questo caso il gioco è stato lanciato direttamente con il proprio eseguibile ed è stato provato dal sottoscritto, che non ha perso tempo per una citazione di alto calibro (infatti ho inserito subito come nome del protagonista della mia partita Rohan Kishibe… ed ho detto tutto). Gameplay con una profonda trama che fa quasi pensare ad un libro-game e che da luogo a una moltitudine di finali raggiungibili variando le scelte del nostro personaggio giocando più volte. Un problema relativo al cambio di musica durante il gioco non ha comunque influito sulla giocabilità in generale.

È stato poi il momento del Team MonkeTeck anche loro al completo.
Idea molto promettente per il progetto di questo team che grazie alla loro presentazione molto ben organizzata hanno centrato l’obbiettivo di dare informazioni che spieghino il processo creativo ma allo stesso tempo attirino il giocatore spiegando il Perché e il Come ponendo anche l’attenzione sul fattore curiosità. Gameplay che si distingue come tema dagli altri avendo come protagonista una nave a scelta che può compiere diverse azioni che possono portare anche alla distruzione della stessa se si azzerano i punti salute. Nota di merito va proprio a quest’ultimo punto, ovvero la vita o salute che finalmente vediamo implementata in uno dei progetti, l’unico fino ad ora. Molto accattivante anche la differenziazione delle statistiche in base alla nave scelta. In questo caso i consigli dati per possibili feature sono stati l’inserimento di immagini o suoni che rendano più coinvolgente la battaglia tra due navi.

Ultimo ma non per importanza è il Team GentsAndLady.py purtroppo in carenza di componenti ma carico abbastanza da sopperire alla mancanza. Presentazione abbastanza esaustiva, anche nel loro caso sarebbe stato ottimo avere una parte dedicata al Perché del gioco ma hanno compensato questa mancanza parlandone direttamente a voce, almeno per far capire a noi l’intenzione che c’era dietro. Anche in questo caso troviamo un gioco in console application preso di mira stavolta da Pier-Paolo, ormai diventato game-tester della giornata che non si è fatto sfuggire l’occasione di mettere qualche dato per far “scoppiare” tutto. Tralasciando piccoli problemi non gestiti nel complesso il gioco segue quanto promesso, quindi la storia di Napoleone in parte romanzata ma che segue un filo logico che permette lo studio giocando più volte.

Fine della corsa

Arrivati a questo punto devo ammettere che siamo stati molto sorpresi e soddisfatti dei ragazzi in quanto nonostante difficoltà, membri mancanti e tester improvvisati rompi scatole sono tutti riusciti a portare a termine un prodotto che, anche se imperfetto, risulta comunque completo.
Anche personalmente sono rimasto particolarmente stupito nel vedere i lavori realizzati dai ragazzi in quanto anche io, giusto qualche anno fa, ero al loro posto e, come loro, avevo realizzato il mio personale progetto con Engage. La differenza che ho notato maggiormente è stata la dedizione riposta in questi lavori. Quando frequentavo la scuola, non c’era questo livello nei progetti ed erano quasi tutti realizzati giusto perché “andavano fatti”. Nel mio caso il gruppo di lavoro era costituito da me :-). La voglia di fare che avevo non era particolarmente condivisa, di conseguenza, seppure non sia stato un progetto rivoluzionario, la mia “chat bella che funzionante tra smartphone e pc” l’avevo portata a termine (soddisfazione alle stelle).
Sono convinto che avvicinandosi sempre di più alle loro passioni si avrà un consenso sempre maggiore a questa iniziativa e una conseguente qualità dei progetti in continuo aumento.

Spero vivamente di poter partecipare nuovamente in futuro proprio per assistere di persona a questa evoluzione e per inserire qua e là qualche citazione di alta classe… Yare yare daze.

Agile@School – Anno sesto, terzo incontro

Arriviamo oggi al terzo appuntamento di Agile@School 2021. Pier-Paolo ci racconta l’attività dal punto di vista della programmazione.

Negli incontri precedenti abbiamo cominciato a tracciare la strada delle attività (come vedremo, non tutte strettamente legate alla programmazione vera e propria) che i ragazzi dovranno svolgere per arrivare al loro obiettivo, cioè rilasciare un videogioco in stile libro-game.

Lungo questo percorso vogliamo insegnare loro non solo gli aspetti “tecnici” di realizzazione di un software, ma anche quello che sta “al contorno” di un progetto di questo genere: parliamo ovviamente dell’approccio Agile – DevOps, quindi tutta una serie di pratiche e cerimonie volte a facilitare la collaborazione, la condivisione delle conoscenze e la gestione dei progetti. È risultato evidente come sia già consolidato l’utilizzo degli stand-up meeting all’inizio di ogni lezione, tant’è che oggi sono stati i ragazzi stessi a proporsi per un veloce aggiornamento sullo stato dei progetti, dal quale sono emersi spunti molto interessanti legati agli aspetti di software selection di cui si era parlato nel post precedente.

Infatti, due dei gruppi che avevano scelto di utilizzare Unreal Engine per la realizzazione del loro progetto si sono resi conto che non avrebbero fatto in tempo a produrre qualcosa di funzionante entro la fine degli sprint: questo non li ha però scoraggiati e, messe da parte le loro preferenze personali, hanno avuto un buon senso di responsabilità nel decidere di intraprendere una strada di sviluppo differente, pur mantenendo intatta la trama principale scelta inizialmente.

Il Team Fisher ha quindi deciso di realizzare il videogioco tramite una web application, fruibile quindi da browser, con l’intenzione di integrare nel gioco dei file multimediali precostruiti. Il Team GentsAndLady-py ha invece deciso di implementare una console application in Java; anche loro hanno dichiarato di voler utilizzare grafica e audio per aumentare il coinvolgimento all’interno del gioco.

In entrambi i casi, tale decisione è stata presa non tanto in base alla difficoltà della creazione del software tramite lo stack tecnologico scelto, quanto alla valutazione delle tempistiche di rilascio del software stesso. Questa a mio avviso è stata una scelta molto oculata, soprattutto se considerata in un contesto aziendale in cui i tempi sono fondamentali forse più che la tecnologia scelta.

Dopo una rapida revisione delle board di ogni team è seguita una parte di suggerimenti e correzioni delle user story inserite dai ragazzi: la scrittura di questi item talvolta non è facile neanche per chi segue le pratiche Agile da molto tempo, per cui era facile aspettarsi qualche sbavatura. Ci aspettiamo che per la prossima lezione le user story vengano migliorate, e soprattutto che vengano utilizzati in maniera più intensiva i task per la suddivisione delle attività.

A questo proposito, una nota positiva viene dal Team Fisher che ha chiesto se fosse corretta la suddivisione delle attività da loro individuate fra più persone in parallelo e l’affiancamento di due persone su una stessa attività di programmazione: non solo questo è corretto, ma è proprio quello che si auspica con l’adozione delle pratiche Agile! E pur non sapendolo (non ne avevamo ancora parlato), ne hanno messo in evidenza uno degli aspetti chiave, cioè il pair programming. Molto bene!

Il resto della lezione è proseguito con l’introduzione del software per il controllo del codice sorgente Git, che però temo non abbia avuto l’impatto sperato. Purtroppo, non siamo stati in grado di effettuare degli esercizi live, un po’ perché non è stato possibile installare il software sulle postazioni usate dai ragazzi, un po’ per problemi logistici (noi e i ragazzi siamo lontani “fisicamente”, chi in classe, chi da casa, e la connessione instabile non permetteva una condivisione dello schermo). Abbiamo comunque chiesto a ciascuna squadra di creare un repository su GitHub, sia per poterlo connettere successivamente ad Azure DevOps e dimostrare come si possano collegare i task alle modifiche del codice, sia per iniziare a caricare i file del proprio progetto.

See the source image

Con questo appuntamento si concludeva in teoria il primo sprint, ma fra cambi di tecnologia e necessità di adattamento all’Agile i ragazzi non sono ancora riusciti produrre nulla di significativo, ma non disperiamo, c’è tutto il secondo sprint!

Agile@School – Anno sesto

Siamo ancora in pandemia. Abbiamo una buona percentuale di vaccinati, ma ancora dobbiamo avere a che fare con relazioni in remoto. Lo stesso vale per il nostro amato e inarrestabile progetto: Agile@School. Siamo arrivati al sesto anno consecutivo e questa volta, con un’idea orientata al mondo videoludico.

Non a caso l’immagine di copertina richiama uno dei giochi punta e clicca più conosciuti di tutti i tempi, col quale ho perso ore e ore nei pomeriggi della mia adolescenza: The Secret Of Monkey Island tm.

Il cosa

“Facciamo un gioco, sì, produciamolo. Pur semplice che sia, ma creiamo qualcosa di nostro”. Questa è la missione che i ragazzi hanno quest’anno. Il tipo è quello della saga di “Lupo Solitario” (Lone Wolf), un famoso libro game di qualche tempo fa. Abbiamo deciso di far fare agli studenti un piccolo motore basato su “decisioni –> conseguenze”, un grafo in cui una storia viene sviluppata e diventa la strada di un personaggio con una semplice caratteristica, l’energia vitale.

Il come

Decidano i ragazzi. C++? Java? Angular? Javascript? Python? Quello che vogliono. Ci sono solo tre vincoli:

  • La storia deve essere derivata dal programma di una materia, anche per coinvolgere altri professori.
  • La storia deve essere un’avventura semplice, per arrivare ad un lavorato funzionante in un solo mese.
  • Le scelte possibili devono essere al massimo 3, con altrettante conseguenze: avanti senza subire danni, avanti subendo danni, fine del gioco prematura (fine energia vitale improvvisa).

Gli strumenti

La gestione del progetto sarà in Agile, e con SCRUM. Per implementare la parte di gestione, abbiamo creato 4 team con altrettanti backlog, solo Product Backlog Item e Task. Utilizzeremo git come source control manager e, in generale, ogni editor di codice legato alla tecnologia scelta dai ragazzi.

Infine, le presentazioni prevedono un piccolo video, una serie di mock grafici nell’arco del progetto e una bella demo del software alla fine di tutto.

I team

I ragazzi hanno già scelto i nomi dei team:

  • FISHER: “perché abbiamo tutti un soprannome comune che richiama tale nome”
  • CROMOSOMI#: “un joke per il linguaggio C++”
  • MONKETECK: “due parole, e la seconda per esprimere senso di tecnologia”
  • GENTS&LADY.PY: “gentlemen e una ragazza, in python, o almeno ci proviamo”

Ogni team è di 5/6 persone e le figure che abbiamo identificato sono:

  • PO: product owner, uno per team, che si riferirà a me per lo stato dei lavori (non dimentichiamo che io sono il cliente del gioco).
  • Marketing: figura che curerà la presentazione.
  • Tech lead: figura che seguirà le implementazioni anche a livello decisionale, riferimento di Pier-Paolo, che anche quest’anno sarà il loro appoggio tecnico.
  • Developer: chiunque partecipi al progetto e sviluppa parti del gioco

Insomma, ci sarà da divertirsi. Aspettatevi qualche post nel breve, perché i ragazzi hanno già iniziato a buttarsi a capofitto nel progetto. La passione sembra averli abbracciati.

Stay Tuned!

Serie completa: Agile@School 2020

Eccovi la lista degli episodi, per condividere con voi il progresso di quest’anno con l’IISS Gadda di Fornovo Taro (TAG# Agile@School):

Anche quest’anno grandissima esperienza. Un grazie a Christian Memoli (docente di Tecnologia) e al nostro istruttore Pier-Paolo Mammi, che ha fatto veramente un bel lavoro.

Strumenti utilizzati: Azure DevOps services, Microsoft Teams, GitHub.

Alla prossima!

Agile@School – Anno quinto, ep. 8

Siamo infine giunti al termine della nostra avventura “agile” coi ragazzi del I.I.S.S. Gadda; è stato un viaggio pieno di concetti nuovi, di abitudini per lo più sconosciute e difficili da fare proprie, soprattutto in un percorso così breve. Cosa avranno imparato i ragazzi e cosa sarà rimasto loro per il futuro? Intanto, scopriamo com’è andata la presentazione dei progetti.

Esaminare il file README e le grafiche delle applicazioni

Nella precedente lezione Pier-Paolo ha dato un paio di esercizi: compilare il README.md dei progetti GitHub, visualizzato in automatico all’apertura del repository da browser e realizzare alcuni mock-up dell’interfaccia grafica per le applicazioni che hanno sviluppato finora. Eravamo curiosi di capire come i ragazzi si sarebbero immaginati la propria applicazione, così come quale sarebbe stata la loro “sensibilità” verso la user experience.

Già dalle diverse modalità con cui i progetti sono stati presentati abbiamo notato con piacere il buon livello di organizzazione e affiatamento dei team. In particolar modo ci ha colpito il team TEP, che non solo ha realizzato un file readme corposo, con una descrizione estesa delle funzionalità dell’applicazione e istruzioni piuttosto dettagliate per l’apertura in locale del loro progetto, ma anche ricco di linee guida da seguire per la creazione della parte grafica, con i colori dell’applicazione, gli stili, ecc.

Le diverse schermate sono poi state descritte dai rispettivi creatori, tuttavia risulta evidente la coerenza generale con cui queste sono state ideate. Nonostante la grafica fosse minimale (com’è giusto che sia in un mock-up), questa risultava di immediata comprensione e fruibilità da parte di un possibile utente finale, per cui sarebbe stata tranquillamente impiegabile in una app reale.

Durante la visione del codice è risaltato il corretto utilizzo del branching negli sviluppi (affrontato in prcedenza) portati avanti dai vari membri.

Il secondo gruppo a dare soddisfazione è stato quello che ha progettato il Casinò. File readme ben compilato, è vero, ma degno di nota è stato soprattutto il mock-up della loro applicazione: una sola schermata, ma molto vicina ad una vera pagina iniziale di un sito di gaming, poiché costruita con molto colore e con tanta grafica. Non solo, anche funzionante!

Gli altri due gruppi sono riusciti a realizzare dei mock-up significativi, ma con qualche “pecca”: quello presentato dal team CUP, impaginato bene ma troppo simile a un sito vero e proprio, tanto era ricco di contenuti. Non è stata sottolineata la modalità di utilizzo dell’applicazione. I ragazzi del team ClasseViva sono stati più “in tema”, ma le schermate presentavano qualche incertezza a livello di esperienza utente. Pier-Paolo ha quindi suggerito di scegliere i componenti dell’interfaccia in modo da renderla più intuitiva e immediata per l’utente finale (ad esempio, prediligere i pulsanti invece delle tendine di selezione e via discorrendo).

Tirando le somme

In queste otto lezioni abbiamo parlato di come ci si approccia allo sviluppo “agile”: cosa sono le user story e come queste diventano work item in un sistema di gestione dei progetti (in particolare Azure DevOps); cosa sono le boards, come si utilizza il backlog e la presa in carico dei task; infine, come sia importante abituarsi alle cosiddette cerimonie (stima dei work item, review quotidiana, etc.). Abbiamo poi complicato il tutto coinvolgendo Git e le sue caratteristiche più avanzate, come ad esempio il branching e la risoluzione dei conflitti, nonché la necessità di collegare la gestione del codice ai work item per tracciare contemporaneamente gli sviluppi e l’andamento del progetto. Infine abbiamo condito il tutto con qualche concetto normalmente tralasciato quando si parla di sviluppo, come la creazione della documentazione (tecnica e funzionale) e la realizzazione di mock-up per la UI.

Conclusioni

A ben guardare, anche se per me il tempo è quasi volato, abbiamo fatte vedere davvero tante cose a questi giovani. Confidiamo che per gli studenti il corso (seppure il nome è riduttivo vista l’esperienza) non sia stato semplicemente uno fra tanti, ma che sia visto come un punto di partenza, uno stimolo in più per approfondire e fare propri tutti i concetti, soprattutto per quando si troveranno ad affrontare un’esperienza lavorativa. In più, la difficoltà imprevista della quarantena (a nostro avviso, affrontata alla grande) ci ha “costretti” a condurre il corso in modalità online. Beh, possiamo ritenerci decisamente soddisfatti.

Chiudo (un po’ a malincuore) ringraziando in primis il professor Christian Memoli e i dirigenti dell’I.I.S.S. Gadda, che ci hanno nuovamente dato fiducia nel portare avanti il progetto Agile@School; naturalmente i ringraziamenti si estendono, al nostro docente ormai ufficiale, Pier-Paolo, che ha svolto un lavoro eccellente, di cui ero praticamente certo.

Last, but not least non posso che ringraziare anche i ragazzi stessi, sia per aver sopportato le nostre pressioni, sia per aver ascoltato e messo a frutto quanto imparato: senza di loro questo progetto non avrebbe neanche senso di esistere!

Stay tuned per il prossimo anno…

Agile@School – Anno quinto, ep. 7

Settima lezione. Questa volta non parleremo dell’essere “online” a lezione come precedentemente descritto, ormai è un dato di fatto. Notizia di oggi, invece, quella che oltre agli esami di maturità effettuati online, in caso di protrarsi della situazione di emergenza, a settembre tutte le lezioni verranno tenute in didattica a distanza. In tal caso direi che siamo già pronti.

In questa lezione, i ragazzi hanno potuto provare con mano cosa accade quando non si applica una metodologia agile; il professore si infuria! Ma quali sono stati i passi falsi? Proviamo a vederli più in dettaglio, al fine di analizzare meglio la problematica ed evitare che si ripeta in futuro.

Uso scorretto degli strumenti e disorganizzazione

In un caso, il codice scritto da ciascuno dei membri di un team non è stato portato sul repository GitHub, bensì unicamente memorizzato sul proprio computer. E non è nemmeno stato installato il software necessario per interfacciarsi al source control. Nell’altro, non siamo stati in grado di vedere nulla. Indovinate il motivo… nessuno dei membri del gruppo aveva a disposizione un computer dal quale poter condividere lo schermo, poiché erano tutti collegati solo tramite smartphone.

Entrambi i casi rappresentano punti critici nell’adozione dell’agile development:

  • nel primo, la mancata adozione degli strumenti e dei processi scelti, che in un ambito aziendale hanno una precisa ragione d’essere. Possibili conseguenze sono disallineamento nel codice e introduzione di anomalie, se non addirittura perdita di codice (“se si rompe il PC?”);
  • il secondo, la mancanza di organizzazione, che è un sottoinsieme della mancanza di comunicazione, punto chiave della mentalità agile: in questo caso, pensate alla “brutta figura” che si fa nel non presentare nulla ai committenti perché nessuno ha un computer. Quasi anacronistico. E pensare a un piano di riserva?

Torniamo alla teoria: la documentazione

Siamo certi che i ragazzi abbiano imparato tanto da questa serie di difficoltà. Tuttavia, nonostante il blocco, la lezione è andata avanti con un po’ di teoria. Oggi è stato il momento della documentazione, aspetto spesso trascurato, se non frainteso, dello sviluppo del software. Avete sentito bene, dello “sviluppo del software”. Nessuno si può salvare, nemmeno gli sviluppatori.

Pier-Paolo ha quindi evidenziato la differenza fra la documentazione tecnica e quella funzionale, entrambe necessarie, ma diverse sia nell’obiettivo/destinatario che nella stesura. Se nella prima è possibile adottare un linguaggio di settore e scendere nel dettaglio delle implementazioni (pratica consigliata per favorire la documentazione interna del team), nella documentazione funzionale troveremo una descrizione dell’operatività, corredata di schermate ed esempi concreti. Non dimentichiamo che quest’ultima è rivolta soprattutto all’utente finale del software.

Per far capire meglio questo aspetto abbiamo mostrato ai ragazzi alcuni esempi di quanto realmente realizzato sul lavoro e abbiamo dato loro due semplici esercizi: uno, provare a compilare il file README.md sul repository GitHub, con una descrizione del proprio progetto e le istruzioni per scaricarlo e aprirlo; due, disegnare alcune schermate di come immaginano l’interfaccia utente che il loro software deve avere, utilizzando gli strumenti di mocking che preferiscono.

Conclusioni

La lezione si è chiusa con la presentazione del codice degli altri gruppi, quelli che hanno commesso meno errori dei primi. Una cosa ci ha colpito in particolare, la realizzazione del progetto “Casinò online”, in quanto i ragazzi hanno già adottato una soluzione che facilita l’integrazione del codice in un’interfaccia grafica; un approccio quasi da architetti software, bravi!

Ci avviciniamo purtroppo alla fine del nostro percorso, alla sfida finale, quasi al boss di fine gioco. La prossima volta i ragazzi dovranno presentare tutto quanto fatto. Siamo proprio ansiosi di vedere come lo step finale verrà affrontato da ognuno di loro. Le scelte di chi presenterà, come, gli strumenti ed, ultimo ma non per importanza, come gestiranno i tempi.

Agile@School – anno quinto, ep. 6

Siamo arrivati al sesto incontro con i ragazzi. La quarantena non ci lascia tregua ma noi siamo più tenaci e non molliamo di certo! Ormai l’incontro su Microsoft Teams è consolidato e sarà il fatto che è ora di colazione o che ci troviamo tutti “insieme” ma a casa, insomma, ci si sente quasi in famiglia.

Ma bando alle ciance, perché oggi tocca al branching su Git, pratica molto utile e consigliata nell’utilizzo quotidiano, ma allo stesso tempo complessa e insidiosa.

[…] il branching risulta essenziale per poter testare l’efficienza di implementazioni differenti o per realizzare dei proof-of-concept in corso d’opera.

Chi sviluppa conosce bene il tema, essendo vita di tutti i giorni. Tuttavia, in certi frangenti, è necessario chiedere aiuto alla documentazione o a chi può esserci di aiuto. Per questo motivo Pier-Paolo, con tanta pazienza, ha preferito mantenere un livello di applicazione piuttosto semplice, portando esempi pratici tratti dalla nostra esperienza lavorativa aziendale, per meglio dimostrare ai ragazzi la reale utilità di questo strumento.

Il branching, il nostro miglior alleato

I vantaggi del branching non si limitano al fatto di poter sviluppare funzionalità differenti in parallelo o da sviluppatori differenti. Infatti, risulta essenziale per poter testare l’efficienza di implementazioni differenti o per realizzare dei proof-of-concept in corso d’opera. Pier-Paolo ha inoltre evidenziato l’eventualità, in realtà fin troppo frequente, del verificarsi di conflitti nel codice al momento del merge dei vari branch su quello principale di sviluppo. E cosa ha deciso di far provare ai ragazzi?

The “git flow” branching model
gitflow, esempio di branching su git

Reazioni dei ragazzi ai primi conflitti

Il caso più semplice che abbiamo sottoposto ai ragazzi si verifica quando due o più sviluppatori modificano il medesimo file in punti differenti. Ma siamo arrivati al caso più critico, quello di un file modificato nello stesso punto. Abbiamo seguito insieme i passi necessari per risolvere i conflitti tramite SmartGit e la condivisione dello schermo (vedi smart learning).

La lezione è stata davvero impegnativa, ma i ragazzi sembrano aver seguito con attenzione e compreso bene, reagendo con prontezza grazie anche alle indicazioni degli strumenti ai quali sono abituati.

Durante la prossima lezione vedremo molto probabilmente qualche risultato tangibile in termini di prodotto. Di certo parleremo di documentazione funzionale destinata all’utente finale, aspetto spesso tralasciato in favore della realizzazione tecnica del software.

Continuate a seguirci, l’esperimento delle lezioni online sta procedendo a gonfie vele e ormai manca poco a vederne i risultati finali.

Stay Tuned!

Agile@School – Anno quinto, ep. 4

Vista l’emergenza in corso, è passato un po’ di tempo dall’ultimo aggiornamento e di cose ne sono successe: poco dopo l’ultima lezione, infatti, il Coronavirus ha iniziato a diffondersi e sono state prese contromisure sempre più restrittive per arginare il fenomeno. Si è arrivati infine al divieto per tutti i cittadini di uscire di casa, a meno di emergenze e necessità lavorative.

[…] un’occasione per sperimentare una nuova condizione, per mettere alla prova gli strumenti che usiamo tutti i giorni sul lavoro.

Da parte nostra, si può dire che abbiamo avuto “fortuna”, sia perché la nostra attività quotidiana (la programmazione) può essere eseguita anche fuori dall’ufficio via telelavoro, sia perché avevamo già predisposto anche prima del virus gli strumenti per metterla in pratica, per cui siamo stati fra i primi ad adottare l’utilizzo dello smart working che ci permette di lavorare da casa. Engage IT Services nasce in telelavoro, da tre persone che non avevano soldi per un ufficio, e oggi, grazie alla filosofia descritta qui, possiamo dire “ragazzi, da lunedì si lavora da casa” senza nessun problema di sorta. Un problema a dire il vero c’è, il caffè insieme, quello ci manca davvero!

Ma cos’è successo nelle scuole? In quella seguita da noi, in particolare, il professore non si è voluto perdere d’animo e, dopo un paio di lezioni sospese per precauzione, ci ha chiesto disponibilità per tenere una delle nostre lezioni in modalità di meeting online con gli studenti: ovviamente abbiamo accettato con entusiasmo, sia perché ci sarebbe dispiaciuto lasciare indietro i ragazzi sugli argomenti che avevamo preparato, sia perché era un’occasione per sperimentare una nuova condizione, per mettere alla prova gli strumenti che usiamo tutti i giorni sul lavoro.

Ed eccoci qui, tutti pronti da casa con Microsoft Teams configurato e avviato in attesa di essere invitati alla “riunione” della classe. SPOILER: la lezione è andata alla grande e ha guadagnato molto dal fatto di essersi svolta online invece che di persona, e nel seguito vedremo il perché.

Partiamo dallo svolgimento della lezione: cominciamo col dire che questa ha avuto un tono molto da “review”; è stato chiesto ai ragazzi, uno per gruppo, di illustrare ciò che avevano fatto in queste settimane (non crediate che se ne siano stati con le mani in mano, anzi) evidenziando principalmente quale fosse stata l’organizzazione del team negli sviluppi. Dopo ogni presentazione, abbiamo quindi riesaminato le board per capire se i nuovi PBI fossero stati inseriti correttamente e abbiamo fornito consigli su come migliorarne la stesura.

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Particolare attenzione è stata posta ancora una volta sulla disciplina necessaria ad adottare una serie di processi. Sebbene in un ambiente scolastico essi possano risultare “pesanti”, a lungo termine non possono che incrementare consapevolezza ed efficienza nel modo di lavorare.

Tutto questo è avvenutotramite schermo condiviso e ciò ha permesso una partecipazione forse più diretta rispetto ad una lezione frontale in cui i ragazzi spesso non riescono a condividere quanto implementato o a interagire direttamente su quanto mostra il professore.
Nonostante molti ragazzi non disponessero di un computer e si fossero collegati con smartphone o tablet, l’impressione è stata che la lezione si trasformasse in qualcosa di più personale. Le distanze “fisiche”, già inevitabili in classe e in questo frangente anche più estese, si sono praticamente annullate. E questo ha portato molta più partecipazione.

[…] essere reattivi al cambiamento sia un processo fondamentale di ognuno di noi, azienda o individuo.

La lezione è terminata con la richiesta di collegare i repository GitHub dei ragazzi alla nostra board Azure, per poter mostrare loro la prossima volta l’integrazione fra i due mondi: abbiamo quindi mostrato la procedura per la creazione dei Personal Access Token, toccando così anche l’argomento sicurezza nella gestione dei repository.

L’aspetto su cui Pier-Paolo insisterà nella prossima lezione è quello della creazione di valore aggiunto ad ogni iterazione: sembra infatti essere presente un po’ di “dispersione” negli sviluppi. Anche il professor Memoli ha richiesto, dal canto suo, che i ragazzi mostrassero qualcosa di funzionante e tangibile per evidenziare tale problematica.

Il primo esperimento si può quindi dire concluso con successo e non vediamo l’ora di proseguire con la prossima lezione per avere conferma delle nostre impressioni! Una cosa che vogliamo sottolineare è che in questo periodo di emergenza, non solo chi sfrutta i nostri servizi cambia. Cambiamo anche noi e questo non fa altro che incrementare la consapevolezza di come essere reattivi al cambiamento sia un processo fondamentale di ognuno di noi, azienda o individio. Questi ragazzi ci hanno dato un insegnamento non piccolo. Si può fare!

Agile@School – Anno quinto, il progetto in remoto

Si sente spesso dire che la scuola non ha tutti gli strumenti per poter fronteggiare formazione in remoto. In generale, il mondo della formazione scolastica è considerato talvolta un po’ arretrato. In realtà, l’istituto che stiamo seguendo, sia con progetti paralleli, sia come alternanza scuola-lavoro è ed è sempre stata all’avanguardia. Forse sono un po’ di parte, visto che si tratta della scuola in cui ho studiato, ma credo che meriti una degna menzione.

Ancor prima che io potessi contattare i professori per tentare il progetto in remoto, ho ricevuto una telefonata dal professor Christian Memoli che, riassumendo, chiedeva: “abbiamo tutto per fare da remoto, abbiamo Teams, abbiamo strumenti di video conferenza, è un problema per la tua azienda? Noi stiamo già facendo didattica a distanza.”. Che cosa posso dire? Prima di tutto, che l’IISS Gadda di Fornovo Taro è pronto, veramente. Poi, nel mondo del lavoro di cui noi informatici siamo parte, non spesso il telelavoro è ben visto, mentre una scuola dimostra un sentimento responsabile e proattivo.

Attenzione, non fraintendetemi, per la nostra azienda, TUTTI e sottolineo TUTTI i clienti e i fornitori hanno condiviso, chiesto e supportato il lavoro da remoto. Però conosco casi in cui, seppure possibile come strada da percorrere, il telelavoro non è ancora ben visto. Per fortuna la nostra realtà aziendale non ha questo tipo di conflitto, anzi! Consapevolezza e responsabilità vanno per la maggiore, unitamente al rispetto per la salute di tutti.

A partire da mercoledì, seguiremo una serie di incontri (purtroppo ancora fino a data da destinarsi) utilizzando Microsoft Teams (strumento già utilizzato dalla scuola regolarmente), connettendosi in Azure DevOps Services e sfruttando GitHub come già indicato nei post precedenti della serie. Il tutto da remoto! Sento che questo progetto, già interessante, non farà altro che diventarlo ancora di più. Dimostreremo le possibilità dell’informatica, terremo comunque i ragazzi interessati e chiuderemo il progetto, senza farci fermare dallo spazio fisico.

Non vedo l’ora, stay tuned!