Passo dopo passo, quanto si impara

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Sono passati tre mesi dall’inizio della crescita aziendale “di massa”, se così vogliamo chiamarla. Quante cose sono cambiate, e quante ancora subiranno variazioni. Avevo una paura folle, mentre ora vedo che é sempre più possibile riuscire nell’intento di crescere in maniera sana, controllata e, soprattutto, mantenendo una certa qualità su quanto é fondamentale per noi: le persone, il rapporto vita/lavoro, la qualità del lavoro, il rispetto reciproco, il team.

Definitele una serie di frasi fatte o stereotipi utili a descrivere “quanto siamo bravi”, ma vi assicuro che non é così. E non lo è per vari motivi:
– siamo una grande azienda? No, per niente, ed eravamo piccini come la maggior parte delle aziende italiane
– siamo leader di mercato? Affatto! Anzi, stiamo lottando per cercare di posizionarci
– abbiamo solo i migliori talenti? Suvvia, e cosa vorrebbe dire? No, abbiamo persone proattive, curiose, che hanno continui conflitti per crescere, anche nei miei confronti (per fortuna).

vogliamo che le persone parlino tra loro, che crescano insieme e che coltivino l’interesse per topic anche non necessariamente in uso o orientati al business

Siamo un’azienda come le altre ma, forse, una differenza c’è. L’investimento enorme (e lo sottolineo) nella selezione del personale, nella crescita professionale di ogni persona, nell’ascolto delle proposte e nell’incitamento all’aiuto, se così vogliamo definirlo “bottom-up”. Vi faccio però una serie di esempi pragmatici per dirvi cosa intendo, perché altrimenti sembra tutto “campato in aria”.

Scalabilità

Dopo la crescita cospicua, serve scalare. Avremo a breve team verticali, purtroppo un po’ isolati tra loro. Ebbene, la nostra prima preoccupazione é stata quella di creare incontri trasversali (workshop, sessioni, ecc.) al fine di non far perdere i contatti tra le persone. Ma non solo, i contenuti erogati saranno proposti da chiunque, su qualunque argomento, da “come fare le presentazioni” a “cos’è React”. L’obbiettivo poi sarà quello di incentivare tutti a parlare e, perché no, a premiare le proposte con un programma di premi interni come corsi, libri, ecc.

Credo che il messaggio sia forte: vogliamo che le persone parlino tra loro, che crescano insieme e che coltivino l’interesse per topic anche non necessariamente in uso o orientati al business, purché possano essere di interesse e spunto di chiacchierate comuni. Ore perse? Non direi. Sono di qualità inestimabile.

Escalation engineers

Dal momento in cui ogni problema cliente, via ticket, arrivava fino a poco tempo fa agli sviluppatori, già impegnati in altri progetti, é nato un team dedicato alla risoluzione di tali problematiche. Il team ha la possibilità di fare proposte quando la problematica é ricorrente, sul backlog di progetto, per poter evitare spreco di tempo, andando anche a definire come essa potrebbe apparire, ad esempio, su un client. Per noi gli item di “proposal” stanno diventando sempre più importanti, perché chi é in prima linea sa bene come il cliente usa il prodotto e sa quello che serve. Ma non solo, gli escalation engineers sono la rampa di lancio per i nuovi arrivi, che grazie a ruoli di triage, primo intervento e testing (sì, fanno anche QA, la parte manuale) conoscono sempre di più quanto facciamo in azienda. E l’onboarding diventa sempre più completo. Anche questo dimostra quanto la persona sia centrale, perché non é semplicemente buttato nella mischia, ma é accompagnato in un processo di crescita, tra l’altro seguito da senior, con l’obbiettivo di capire come proseguire il suo cammino professionale in azienda.

A ognuno ciò che più piace

Di recente abbiamo assunto un ragazzo come backend developer. É alle prime armi tutt’ora, ma, chiacchierando in uno dei miei ricorrenti 1 to 1, é emersa la sua voglia di guardare il frontend. Inutile dire che a breve intraprenderà la strada della formazione e onboarding per la parte client web. Certo, lo possiamo fare perché abbiamo le persone, non posso nascondere questo grande vantaggio, però anche chi è appena arrivato è stato ascoltato. L’azienda aveva le possibilità di ragionarci, ed eccoci qui, a far fare ad una persona quello che davvero, sotto sotto, preferisce. É un win-win, non c’è dubbio.

Annosi problemi ed esercitazioni

Proprio qualche giorno fa abbiamo avuto un serio problema: un nostro collega, al primo turno di reperibilità nel fine settimana, si è trovato malissimo con strumenti e documentazione. Inoltre, durante la gestione dell’urgenza, non è stato allineato a dovere, il che lo ha fatto sentire impotente e completamente a bocca asciutta per il futuro. Questo, per noi, è un enorme ostacolo. Il lunedì successivo si è parlato immediatamente di come mitigare e poi risolvere questo tipo di problemi, grazie soprattutto alla proattività di Roberto che, dall’alto della sua esperienza e umiltà, ha dato una serie di feedback tra i più importanti degli ultimi anni. La nostra reazione è stata quella di creare una card ad alta priorità (massima, per la verità) sulla quale abbiamo già descritto le possibili soluzioni, una delle quali è quella di effettuare ripetute esercitazioni per ridurre la frizione che le problematiche potrebbero dare a chi dovrà affrontare il supporto tecnico nel weekend. Ancora una volta, orientati a migliorare il futuro di tutti, non solo in ottica di qualità e di risposta pronta al cliente.

Conclusioni

Ripeto, siamo grandi? Siamo i migliori? Siamo alla ricerca solo di talenti? Siamo speciali? No. Siamo però persone che si impegnano a migliorare il lavoro di tutti i giorni e le condizioni di ognuno di noi. Da lì poi, tutto é in discesa.

Abbiamo problemi? Eccome! E ancora sono enormi, non vi faccio gli esempi o “facciamo notte”,  ma se l’atteggiamento é quello descritto sopra, credo che la maggior parte possano essere risolti con buona probabilità. Vedremo cosa ci riserverà il futuro, per ora proseguiamo così.

Questi ultimi tre mesi sono stati molto costruttivi per l’azienda, per noi tutti e per me, grazie anche al lavoro sinergico che sto seguendo con Michele. Stiamo raddrizzando molte cose e il suo lavoro è preziosissimo.

Agile @ School – Anno Terzo – Presentazione dei Progetti e Conclusioni

Anche quest’anno Agile@School è giunto al termine. Il percorso è stato come sempre ricco di nuove esperienze, imprevisti e soddisfazioni; un modo per osservare come le classi di studenti siano in grado di applicare gli insegnamenti portando a termine progetti fatti, finiti e funzionanti.

Sarà proprio questo il tema centrale del post: la presentazione dei progetti. Non ci soffermeremo sui singoli team perchè ognuno di essi, con i propri pregi e difetti, è stato in grado di mostrarci quanto di meglio potesse creare e di esporlo a tutta la classe.

Presentazione dei progetti

Ciascun team è stato chiamato ad esporre sotto forma di *pitch* il proprio lavoro, immaginando di avere di fronte i propri investitori (Gabriele, i professori e il sottoscritto) da convincere, sia dal punto di vista del valore tecnico che da quello commerciale. In 20 minuti, tutti hanno avuto il compito di mostrare le funzionalità del prodotto in termini hardware e software, con l’aggiunta di un possibile piano di vendita a sostenere il tutto. Grazie a quest’ultimo punto, anche i team non tecnicamente eccelsi avrebbero potuto “tenere il passo” puntando di più sul lato vendita e di design.

Per rafforzare quanto detto poco fa, il codice non è nemmeno stato preso in considerazione al momento della presentazione: Gabriele, tuttavia, se n’è occupato in prima persona confrontandosi faccia a faccia con i ragazzi consigliando loro eventuali migliorie, solo per determinare i punti deboli lato sicurezza, ottimizzazione e qualità dei listati.

Per ogni squadra, abbiamo deciso di valutare con il seguente questionario:

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Giudizi, non voti. Focalizzazione su attitudini, non su skill. Tutto quanto di ottimistico (o critico costruttivo) che possa aiutare i docenti nella valutazione finale.

Guardate qui alcuni estratti di quanto visto durante la giornata:

 

Conclusioni di fine percorso

Vi è da dire che più l’edizione di Agile@School si ripropone e più diventa evidente l’importanza di focalizzarsi sugli aspetti della gestione del team. Ricordo ancora il primo anno, quando tutto era in fase embrionale, momento in cui ci siamo prestati ad aiutare i ragazzi sul codice vero e proprio, dimenticando il motivo per cui questo progetto è nato: fornire ai ragazzi gli strumenti e le attitudini per affrontare un qualsiasi progetto, personale o di team, che può prendere vita in un contesto lavorativo come nella sfera privata (time management).

Ecco, fare una retrospettiva su questo, sempre in puro stile agile, ci rende orgogliosi dei passi fatti fino ad oggi e di quanto ne potremmo ancora fare, affinando tecniche ed organizzazione al fine di lasciare ai ragazzi un’impronta il quanto più possibile ispiratrice per il loro futuro.

Per quest’anno è tutto, grazie per averci letto fino a questo punto.

E stay tuned! 🙂

Agile@School – Anno terzo – Apertura del progetto

Siamo già al terzo anno consecutivo. Il tempo vola, ma devo dire che i progetti che sono nati in Engage IT Services sono anche solidi, graditi e duraturi. È successo con gli eventi (quest’anno ben tre per coprire i trend topic IoT, DevOps e il nostro SQL Saturday) e accade anche con Agile@School. Pensate che nel 2017 abbiamo “aperto” anche una nuova realtà in quel di Rovigo, grazie a Michele Ferracin (qui i suoi post in reblog e le statistiche finali). Insomma, il motore gira, forte e non dà cenni di arresto. Quindi siamo qui, 2018 nuovo vestito per il progetto e la scelta di scrivere i post ad esso relativi in italiano, anche per rispettare quanto fatto nel nostro Paese.

La nostra azienda è finalmente entrata a far parte di un progetto più ampio di Alternanza Scuola Lavoro per la nostra scuola di riferimento (I.I.S.S. Gadda di Fornovo, Parma) per cui, a differenza delle edizioni precedenti, quest’anno potremo sfruttare un intero mese. Gli studenti non avranno più incontri isolati ma una serie di giornate consecutive di lavoro “sul pezzo”, senza dispersioni e senza includere ore extra scolastiche, sulle quali è piuttosto difficile investire per gli adolescenti. Ma non solo, quest’anno abbiamo anche un “corpo docenti”: non mancherà chi ci ha supportato fin dall’inizio (la prof. Pinella Pedullà, informatica e tecnologia) ma avremo anche importanti aggiunte, come il prof. Stefano Saccani (informatica), la prof. Enrica Groppi, il prof. Graziano Maniello e tutti quanti hanno supportato il progetto “donando” le ore del normale programma di studi.

Edizione 2018

Partiamo con la descrizione di Agile@School 2018. Due anni fa, l’edizione pilota, spiegammo ad una decina di ragazzi di quinta superiore come affrontare un singolo progetto in agile (Scrum), mentre l’anno scorso abbiamo optato per un’idea multi-progetto e multi-team con supporto di kanban board. In entrambi i casi, la base è stata Visual Studio Team Services utilizzato con template differenti.

L’approccio

Quest’anno Gabriele Etta (lo ringrazio per essermi sempre di aiuto) ed io abbiamo optato per lasciare libertà agli studenti, concentrando l’iter sulla self-organziation e sul principio di responsabilità. L’obbiettivo è in definitiva quello di raggiungere un approccio “dal basso verso l’alto” (bottom-up) in cui scelte e proattività vincono su comando e controllo. Come? Ponendo gli studenti di fronte ai problemi, lasciandoli fare, sempre nell’ottica della realizzazione di un prodotto/servizio. Ovviamente la nostra presenza è quella che consente loro di ottenere consigli pragmatici su comportamenti e strumenti disponibili.

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Le novità

Questa edizione porta con sé differenze anche per la classe ed il numero di persone. Una ventina di ragazzi di terza, che molto probabilmente incontreremo ancora nel 2019 e, perché no, anche nel 2020. Ed è questa la vera novità. Agile@School sarà un progetto a lungo termine, non dedicato ad un solo anno scolastico. Approfondiremo la conoscenza con gli studenti e potremo valutarli anche su più aspetti, nel tempo. A mio modo di vedere ciò corrisponde ad un grande valore aggiunto per gli studenti, per la scuola e per noi. Un percorso da seguire tutti insieme.

Il primo incontro

Nella prima “puntata” abbiamo affrontato un punto delicato della comunicazione. Il farsi conoscere, capire le proprie attitudini ed esporre i propri interessi. Ma non solo, uno dei primi passi per responsabilizzare i ragazzi è stato quello di selezionarsi a vicenda, di lasciar costruire i team naturalmente, senza imporre nulla. Certo, abbiamo cercato di far capire che un team può essere costituito da ruoli diversi e che non è una cattiva idea far crescere anche persone che non sono “forti” in particolari ambiti, ma quello è stata l’unico consiglio. Abbiamo in poco tempo ottenuto cinque team, due dei quali da cinque elementi e tre da quattro.

I progetti

I professori prima dell’incontro hanno creato un elenco di cinque idee, tutte orientate al mondo dell’IoT e, per essere più precisi, al rapporto tra l’informatica e l’elettronica ai giorni nostri. Tutti i progetti sono basati su Arduino e sul kit di sviluppo con esso fornito. Ogni idea è vista come una “partenza”, che corrisponde al requisito minimo e necessario ma che, allo stesso tempo, può essere estesa e resa “personalizzata” a scelta del team, con analisi, implementazioni, studi e rischi annessi. Nel prossimo post descriveremo meglio i contenuti, ma possiamo affermare che la base è tendenzialmente la gestione di sensori di vario genere e la presentazione su web con utilizzo di storage per il salvataggio degli eventi che si verificano. Il prof. Saccani, dopo la presentazione dei progetti, ha osservato con noi i ragazzi procedere alla creazione autonoma dei team e all’assegnazione di progetti. Dopo un primo conflitto di preferenza (ogni idea poteva essere assegnata ad un solo team) e dopo aver capito la possibilità infinita di estensioni applicabili in ogni ambito, le squadre hanno concordato le assegnazioni finali.

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Le cerimonie

Il primo meeting che è stato suggerito ai ragazzi è il daily meeting. Con un’occasione del genere (tutti i giorni a lavoro per un mese, ricordo) non potevamo fare altrimenti. Abbiamo spiegato le tre fatidiche domande, illustrando i modelli di risposta accettabile e non, ponendo l’attenzione sui tempi e sul livello di dettaglio. Fare il daily meeting è stato uno dei compiti assegnati a tutti.

La gestione delle attività

Come strumento per il task management abbiamo suggerito Trello e come chat collaborativa Slack, cercando di non consigliare altro. Come compito, alla fine della settimana, ogni team dovrà aver ideato un nome per il proprio “prodotto”, un’analisi iniziale, soprattutto funzionale, e una relazione per descrivere i casi d’uso. E chiaramente dovrà presentarlo, simulando una sorta di “ricerca fondi” da investire nella produzione concreta del prodotto stesso. Proprio come una piccola startup.

Per chiudere

Tutti ci aspettiamo soddisfazioni da Agile@School 2018 e confidiamo nel fatto che sia una buona base per i prossimi anni. Le premesse sono più che soddisfacenti, ma dovremo valutare passo dopo passo, cercando di adattarci al cambiamento. Al prossimo appuntamento…

Stay tuned! 🙂